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icona  dati, testimonianze e l'amore per la terra d'origine

Secondo il console italiano a Montreal, Francesco Paolo Venier, nel Quebec vivono circa 250-300.000 cittadini di origine italiana e che si sono dichiarati tali nell'ultimo censimento canadese (praticamente quasi tutti a Montreal, città principale della regione), ma quelli iscritti all'anagrafe degli italiani all'estero sono fra 30.000 e 40.000, un migliaio quelli provenienti dalle Marche o iscritti in Comuni marchigiani.

Dalesio_Spacca_Perry.jpgLe due associazioni di marchigiani in Canada - Alma, che raccoglie circa 630 famiglie e 2.000 iscritti originari della provincia di Ascoli Piceno, e la Famiglia Marchigiana, un pò più piccola, di cui fanno parte immigrati provenienti dalla provincia di Pesaro Urbino - forniscono cifre fluttuanti sulla presenza di corregionali nell'area.

Secondo il vicepresidente della Provincia di Ascoli Piceno Emidio Mandozzi, che fa parte della delegazione della Regione in visita per la Giornata delle Marche, in Canada ci sono circa 13.000 marchigiani, la maggior parte residenti a Montreal, e ''almeno sette-ottomila provenienti dall'ascolano''.

L'arrivo degli italiani in Canada è cominciato intorno al 1860. Un gruppo piuttosto consistente giunse da Ascoli Piceno nel 1956, ''servivano sarti esperti - spiega Mandozzi - per l'industria tessile della zona, all'epoca molto fiorente''.

Oggi la comunità dei marchigiani, una delle più consistenti tra gli italiani nel Quebec, è prospera e ben inserita, come quella italiana del resto, con molti imprenditori e professionisti, che parlano almeno tre lingue: francese e inglese (idiomi ufficiali dell'area) e italiano.

Il quartiere della Piccola Italia ha strade alberate, belle case, ristoranti e bar con tavolini all'aperto. Ma Anita Scartozzi e Anna Perrotti, dell'associazione Alma Canada, raccontano di inizi difficili, ''quando le scuole francofone non accettavano i bambini italiani, che potevano iscriversi solo a quelle anglofone''.

Oggi però la società canadese, multirazziale e multietnica come si capisce dai diversi tratti somatici dei suoi abitanti, sembra serena e senza tensioni, grazie a quella che il console Venier definisce ''una saggia politica di immigrazione.

Qui non c'è il melting pot statunitense - aggiunge - ma il mosaico canadese, in cui ognuno mantiene il proprio tassello, cioè la propria identita'''. Si spiega così la grande diffusione della lingua italiana, anche tra i discendenti di terza generazione, ''un esempio unico di una comunità all'estero che mantiene la sua autonomia linguistica''.

Incontro_Associazioni.jpgE se gli emigranti originari riaffermano la propria identità con viaggi nelle loro terre di origine o coltivando passioni tipicamente italiane - come Silvano Rossi, originario di Orciano (Pesaro Urbino), titolare di una fonderia e orgoglioso proprieario di due Fiat 500 originali, impeccabilmente restaurate e perfettamente funzionanti - i giovani riscoprono le loro radici grazie all'attività delle associazioni.

''Per me - spiega Perry Mazzanti, 50 anni, notaio nato in Canada da genitori del pesarese, presidente della Famiglia Marchigiana - lavorare nell'associazione è un modo per restituire quello che ho ricevuto, un omaggio a quello che i miei genitori hanno fatto''. Con il lancio, tre anni fa, della Giornata delle Marche, anche la Regione sta lavorando in questo senso, promuovendo stage e iniziative di formazione per figli e nipoti dei marchigiani all'estero, che dovrebbero essere incrementati con il coivolgimento delle Universita'.

La prossima edizione della Giornata delle Marche - ha annunciato il presidente della consulta regionale dei marchigiani all'estero Emilio Berionni - sarà dedicata all'Australia. Ma la consulta continuerà ad occuparsi anche dell'America Latina: a novembre si terrà una conferenzxa continentale con tutti i delegati dell'area.