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icona  Un'occasione per far ammirare il gruppo ad un pubblico internazionale

L’esposizione del Gruppo dei Bronzi dorati da Pergola a Montréal potrebbe far chiedere il perché di una tale operazione culturale così ardita.

DeMarinis.jpgIl gruppo, rinvenuto nel 1946 in località Cartoceto di Pergola, costituisce infatti uno dei pochissimi grandi complessi scultorei equestri in bronzo di età romana giunti fino a noi, paragonabili, come imponenza, solo al Marco Aurelio di Roma ed ai cosiddetti “Cavalli di San Marco” di Venezia, entrambi impreziositi, come questo, dalla doratura.

Tale intrinseca unicità, la delicatezza della materia e della tecnica con cui le sculture furono realizzate e le frammentarie condizioni di conservazione, benché i Bronzi siano stati oggetto di un restauro condotto secondo i più aggiornati criteri scientifici presso il Centro di restauro della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana tra il 1976 ed il 1987 (e vogliamo ricordare in merito l’avvio dell’intervento ad opera di Liliana Mercando e Licia Vlad Borrelli, la susseguente cura di Delia Lollini, Guglielmo Maetzke e Francesco Nicosia, nonché la sapiente direzione dei lavori di Pier Roberto Del Francia), non incentivavano sicuramente una trasferta tanto impegnativa, soprattutto dal punto di vista di chi ogni giorno opera per la tutela e la valorizzazione degli stessi.

Tuttavia, come nelle precedenti presenze in mostre di prestigio internazionale (Firenze, Venezia, Siviglia, Bruxelles, Vienna), l’esposizione di questo gruppo scultoreo a Montréal vuole soprattutto porre l’attenzione del più vasto pubblico internazionale verso una componente prestigiosa dell’archeologia marchigiana, che non esaurisce sicuramente in sé la totalità del nostro patrimonio, ma fuor di ogni dubbio riassume in un unico complesso la grandezza e la complessità delle vestigia archeologiche di questa regione, facendole conoscere a livello mondiale.

L’occasione di questa prestigiosa esposizione avrà inoltre sicuramente lo scopo di riaccendere l’attenzione scientifica su questo gruppo scultoreo così tanto indagato, ma che presenta in sé ancora molti quesiti da chiarire, suscitando il contributo di tutti gli studiosi che vorranno avvicinarsi di nuovo ai cavalieri ed alle dame rinvenuti a Pergola.

In questo modo si continuerà il percorso, faticoso ma pieno di grandi soddisfazioni, che si è voluto intraprendere, alcuni anni or sono, promuovendo una lunga serie di iniziative scientifiche e di valorizzazione che hanno avuto per oggetto i vari aspetti dell’archeologia marchigiana e che sono state condotte in collaborazione tra la nostra Soprintendenza e la Regione Marche.

Nel ringraziare quest’ultima e tutti coloro e che hanno reso possibile la manifestazione, mi auguro che essa abbia l’apprezzamento che merita.

 

Giuliano de Marinis

                                Soprintendente per i Beni Archeologici delle Marche