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E' stata inaugurata sabato 7 luglio al Centro “Leonardo Da Vinci” di Montréal, in Canada, la mostra fotografica "Pellegrinaggi mariani - La devozione popolare. Immagini dell'Archivio Storico del Museo Pinacoteca della Santa Casa di Loreto".

Coppiadiciociari.jpgUn evento che ha accompagnato l’avvio delle celebrazioni per la Giornata delle Marche nel Paese nordamericano.

La mostra "Pellegrinaggi mariani” era stata allestita in precedenza a Loreto, dove ha avuto un notevole successo di pubblico, con una proroga di oltre un anno. In Canada la mostra è arrivata sulla spinta delle tante richieste giunte da parte delle Associazioni dei Marchigiani all’estero, in particolare del Canada e dell’Argentina.

Per l’occasione è stata appositamente realizzata una pubblicazione in tre lingue, che illustra il percorso espositivo e sottolinea l’importanza di Loreto anche dal punto di vista artistico e turistico. La rassegna è dotata anche di un catalogo con saggi del filosofo Giancarlo Galeazzi e di Paolo Morello, direttore dell’Istituto Italiano di Storia della Fotografia.

La mostra, curata da Gabriella Papini, con la collaborazione di Floriano Grimaldi e di Massimo Di Matteo, intende narrare il  percorso dei pellegrini che giungevano a Loreto: l’arrivo in stazione, la salita della Scala Santa, l’arrivo in piazza, le processioni, la preghiera all’interno della Basilica, il ristoro dei pellegrini, la festa con la fisarmonica e i gruppi.

Pellegrina-della-Ciociaria2.jpgAttraverso 143 vecchie foto, tutte in stampa originale dell’epoca, raccolte in 5 quadri, e 12 gigantografie di circa 2 metri per un metro e 50, ci si immette in un viaggio emozionante in una delle più radicate e belle tradizioni regionali: la devozione popolare.

Per questo la rassegna continua ad essere richiesta in Italia  e all’estero  (dopo Montréal, entro il 2007 andrà certamente a Milano). Volti, sguardi, azioni che i fotografi locali e gli stessi pellegrini hanno prodotto e realizzato con un verismo e una puntuale capacità di cogliere quella realtà concreta e spirituale, drammatica e gioiosa che si esprime nel giungere alla meta. Il viaggio era lungo.

Le strade difficili, il cammino impervio. A Loreto i pellegrini arrivavano a piedi. Chi con le scarpe, chi senza. Un pellegrinaggio che durava giorni. Al Santuario di Loreto si andava con le valigie, le sacche, le sporte, il pane e l'acqua. Contadini segnati dal sole e dalla fatica, giovani coppie che ringraziavano dopo le nozze, anziani disposti a morire lungo il percorso, madri con bimbi neonati, migliaia e migliaia di persone sofferenti, trasportate su barelle da campo, su trattori, e poi chi sull'asino e chi sul mulo.

Erano gli anni Trenta, gli anni del fascismo, a Loreto si riversavano schiere di pellegrini sempre più folte e i primi "treni bianchi" degli ammalati, qui deviati dopo il divieto di Mussolini che aveva proibito i viaggi di preghiera a Lourdes. Anni di fame e di guerra.

Ciociaria1.jpgLe foto vanno dal 1925 al 1970, quasi a voler sancire una demarcazione tra il pellegrinaggio tradizionale e quello che è poi diventato, a partire dagli anni ottanta, fenomeno di massa e multimediale, nonché evento televisivo con forti risvolti turistici.

Il taglio antropologico e documentaristico consente di capire come sia cambiata la devozione popolare e come sia cambiata l'Italia in cinquanta anni. Molti grandi hanno fotografato Loreto e i pellegrini: dal marchigiano Mario Giacomelli, a Gianni Berengo Gardin e Antonio Biasucci.

Ma queste immagini nella loro sintetica semplicità rappresentano la devozione popolare con grande naturalezza, senza artifici interpretativi o tecnici, con affettività e rispetto dei sentimenti e in alcuni casi del dramma di chi si mette in cammino per chiedere una grazia o una guarigione o solo per pregare.